E' difficile esprimere a parole le emozioni di ieri sera. La Ciccia e' un locale fuori mano, un ristorante di quartiere dal menu tradizionale sardo, che ha aperto da poco all'angolo della 30ma e Church, andando a sostituire una vecchia bettola maleodorante e trasandata.
Ci ero stata gia' una volta e mi era rimasta impressa la loro Seafood Salad, un'insalata di mare tiepida che mi ha dato finalmente un'idea di Mediterraneo in quest angolo battuto dal vento.
Ieri ho deciso di tornarci perche' ero in compagnia di una persona speciale. Non lo vedevo da un anno esatto, anche allora era venuto in vacanza in California e ci eravamo incontrati di pomeriggio. Anche allora avevamo provato entrambi le stesse emozioni, ma non ce lo eravamo detti.
La storia e' finita da piu' di 8 anni, le nostre strade si sono divise e difficilmente andranno a incrociarsi di nuovo. Fatta eccezione per questi brevi momenti, poche ore in cui sembra che il tempo non sia mai passato, se non per qualche linea sul viso e i primi capelli bianchi.
Quando ci siamo conosciuti avevamo vent'anni, andavamo al cinema per 5,000 lire e la colazione al bar ci sembrava un lusso. Ci siamo dati tutto e abbiamo preso avidamente, ci siamo rubati una felicita' che forse non doveva appartenerci. Cosi' almeno ha voluto il destino e se non altro questa e' la spiegazione che ci siamo dati.
Accettando il consiglio del cameriere, ieri mi sono fatta incuriosire da un piatto di tagliolini al nero conditi semplicemente con olio extravergine e cuore di tonno grattuggiato. Io nemmeno sapevo che esistesse, il cuore di tonno da grattare sopra la pasta. E a differenza di quello che accadeva allora, quando era la sottoscritta a sbagliare l'ordinazione e a guardare con invidia quello che aveva lui nel piatto, stavolta il gioco si e' invertito grazie alla mia esperienza con l'offerta culinaria di questa citta'.
Ci siamo salutati con un abbraccio, intenso ma un po' amaro, mentre la nebbia arrivava puntuale come il suo taxi e il cameriere sgomberava l'ultimo tavolo rimasto da pulire.
Oggi sono passata davanti a La Ciccia e la proprietaria mi ha sorriso con uno sguardo materno. Ho dato un'occhiata al menu, i tagliolini al cuore di tonno non figuravano piu' tra gli speciali del giorno.
Friday, May 04, 2007
Tuesday, May 01, 2007
Cara vecchia Imperia
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E' bello sapere che certe cose non cambiano. La Imperia in acciaio e la sua scatola rossa fanno parte della nostra memoria collettiva, un po' come il Carosello, il gol di Tardelli o i telefoni a gettoni della SIP.
Chi di noi non ricorda di aver visto da piccoli la macchina agganciata al tavolo della cucina, le file di vassoi infarinati e la palla di pasta messa a riposare sotto il telo umido? A casa mia il rito si ripeteva ogni sabato, quando la mamma preparava la sfoglia per i cannelloni in bianco, senza dubbio il suo cavallo di battaglia.
La vecchia Imperia mi ha sempre suscitato una sorta di timore. Simbolo di una tradizione antica, di uno stile di vita meno frenetico e di una dedizione totale alla famiglia, mi sembrava quasi anacronistico averla a casa mia, dove lo spazio e il tempo da dedicare alla cucina sono ridotti al minimo.
Ieri pero' ho deciso di fare il grande passo e con un misto di stupore e orgoglio ho scoperto che a distanza di decenni l'attrezzo usato dalle nostre nonne e' ancora in vendita tale e quale, stesso modello, non pretenzioso e privo di fronzoli, stessi accessori, stesso packaging dal sapore un po' retro.
E, a differenza dell'idea che ci siamo fatti da piccoli, ho scoperto che preparare le tagliatelle con la macchina non richiede poi tanto tempo, ammesso che prepariate una cena per due e non un pranzo per tre generazioni di commensali.....Tutto quello di cui avete bisogno sono un paio di uova, della farina 00 e un tocco di romanticismo.
Chi di noi non ricorda di aver visto da piccoli la macchina agganciata al tavolo della cucina, le file di vassoi infarinati e la palla di pasta messa a riposare sotto il telo umido? A casa mia il rito si ripeteva ogni sabato, quando la mamma preparava la sfoglia per i cannelloni in bianco, senza dubbio il suo cavallo di battaglia.
La vecchia Imperia mi ha sempre suscitato una sorta di timore. Simbolo di una tradizione antica, di uno stile di vita meno frenetico e di una dedizione totale alla famiglia, mi sembrava quasi anacronistico averla a casa mia, dove lo spazio e il tempo da dedicare alla cucina sono ridotti al minimo.
Ieri pero' ho deciso di fare il grande passo e con un misto di stupore e orgoglio ho scoperto che a distanza di decenni l'attrezzo usato dalle nostre nonne e' ancora in vendita tale e quale, stesso modello, non pretenzioso e privo di fronzoli, stessi accessori, stesso packaging dal sapore un po' retro.
E, a differenza dell'idea che ci siamo fatti da piccoli, ho scoperto che preparare le tagliatelle con la macchina non richiede poi tanto tempo, ammesso che prepariate una cena per due e non un pranzo per tre generazioni di commensali.....Tutto quello di cui avete bisogno sono un paio di uova, della farina 00 e un tocco di romanticismo.
Friday, April 27, 2007
Sapore di fragola

Ricordo che quando ero piccola mia nonna aveva dedicato un angolo del suo orto alle fragoline di bosco. Il resto era riservato a quei pochi prodotti che riescono a crescere nel clima freddo delle valli alpine, patate, barbabietole, lattuga, radicchio, carote e qualche zucchina.
Come tutti i bambini, all'epoca non amavo molto le verdure ed ero troppo piccola per riconoscere la magia del raccolto. Per me era soprattutto fatica, un milione di erbacce da estirpare e terra nera che ti restava fra le unghie. L'angolo delle fragoline, pero', mi lasciava incantata, ne seguivo la crescita con impazienza, sbirciando tra le piantine alla ricerca dei primi frutti rossi. E spesso mi chiedevo perche' la nonna dedicasse alle fragole solo quella piccola striscia di terra, che' tra fragole e patate per me non c'era confronto.
Le fragoline di bosco sono uno dei primi sapori che ricordo e uno di quelli che purtroppo non sono piu' riuscita a ritrovare. Ma forse il viaggio e' appena all'inizio.
Come tutti i bambini, all'epoca non amavo molto le verdure ed ero troppo piccola per riconoscere la magia del raccolto. Per me era soprattutto fatica, un milione di erbacce da estirpare e terra nera che ti restava fra le unghie. L'angolo delle fragoline, pero', mi lasciava incantata, ne seguivo la crescita con impazienza, sbirciando tra le piantine alla ricerca dei primi frutti rossi. E spesso mi chiedevo perche' la nonna dedicasse alle fragole solo quella piccola striscia di terra, che' tra fragole e patate per me non c'era confronto.
Le fragoline di bosco sono uno dei primi sapori che ricordo e uno di quelli che purtroppo non sono piu' riuscita a ritrovare. Ma forse il viaggio e' appena all'inizio.
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