Il percorso e' stato un po' diverso, le emozioni le stesse:
Ci siamo. Quel giorno segnato in rosso sul mio diario d’allenamento e’ ormai arrivato. Domani affrontero’ la sfida piu’ impegnativa a livello fisico a cui sia mai andata incontro. Venti miglia di fatica e dolore alle gambe, i polpacci irrigiditi dallo sforzo e la mente che oscilla di continuo tra la tentazione di mollare e la voglia di arrivare fino in fondo per poter assaporare il dolce senso di appagamento.
Quel numero, 20, scritto a caratteri cubitali. Tre mesi fa non ci avrei creduto. Tre mesi fa li consideravo dei pazzi, i maratoneti. Ma ora so che ce la posso fare e so di non essere diventata pazza. Li capisco, adesso. Dopo un po’ impari a distinguerli, li incontri mentre ti alleni e li riconosci dal fisico piu’ asciutto, dall’espressione orgogliosa e sofferente e dal sorriso di intesa che ti scambiano quando li incroci.
Cerco di non pensare alla fatica che mi attende; mentre mi preparo per andare a dormire mi concentro invece sui rituali che mi sono a poco a poco costruita e ricontrollo che tutto sia pronto per domani, la ginocchiera, le chiavi, la tessera dell’autobus, la bottiglia per l’acqua, la lozione al mentolo che mi ricorda quando da piccola avevo l’influenza e la mamma mi massaggiava con il Vixinex, mi rimboccava le coperte e mi regalava un senso di sicurezza accarezzandomi la fronte sudata. Ne avrei tanto bisogno, adesso.
Gli amici mi chiedono dei progressi, Allora quando parti per New York?, Che brava, io non ce la farei mai, Ma non sei stanca?, Forse l’anno prossimo mi iscrivo anche io. Ormai sono diventata quella della maratona, ma lo so che non capiscono fino in fondo. Io ho paura, sul serio. Proprio come stasera, mi capita spesso di oscillare tra la determinazione di un kamikaze e l’insicurezza del principiante. Ragionando a freddo l’idea di mollare non mi sfiora nemmeno: ho investito cosi’ tanto in questa avventura e ormai l’avvicinarsi della data fa aumentare la tensione e il desiderio di essere alla partenza insieme a migliaia di romantici, pero’ so che puo’ succedere, l’ho letto e l’ho sentito raccontare troppe volte. E’ questo che mi spaventa, sei li’ in mezzo alla strada con il cuore in mano e il tuo fisico ti abbandona all’improvviso, le forze svaniscono come vapore d’acqua bollente e la mente inizia a giocarti brutti scherzi. E’ il “muro”, lo spettro di tutti i maratoneti, ci sbatti contro senza preavviso come l’iceberg del Titanic e l’urto ti costringe irrimediabilmente a terra. Tre, quattro, cinque mesi di lavoro e di sacrifici, e tutto cio’ che ti resta e’ il sapore della delusione. No, no, no, non mi e’ possibile fallire.
Sono le 11, devo andare a letto. Mi preparo una tisana alle spezie e mi concedo ancora un po’ di relax, sfogliando una rivista nel silenzio della cucina vuota. Non riesco a concentrami, nemmmeno sugli articoli frivoli che parlano di moda e dei colori che andranno il prossimo autunno. Io li ho gia’ scelti i miei colori, una giacca contro il vento, rossa, e un paio di scarpe con il logo d’argento. Domani le usero’ per la prima volta, devo adattarle ai miei piedi con qualche settimana di anticipo, non posso piu’ aspettare. E’ gia’ un errore utilizzarle per la prima volta su una distanza cosi’ lunga. E che faccio se poi mi fanno male? Su, non ci devo pensare, la tisana e’ finita e ormai e’ quasi mezzanotte.
Salgo nella mia stanza e mi infilo nel letto. A luce spenta, mi ritrovo a fissare il soffitto mentre il vento da fuori si diverte a giocare con la mia impazienza e a tenere svegli gli spiriti inquieti come il mio. Comincio a sentire i segnali di allarme, da qualche giorno la schiena non mi da’ tregua e stasera non fa eccezione. Non riesco piu’ a stare supina, continuo a rigirarmi mentre rifletto sul sacrificio che sto per chiedere al mio corpo gia’ troppo asciutto. Poi mi passo una mano sul polpaccio nudo, lo tendo volontariamente e sorrido di soddisfazione nel sentire i muscoli cosi’ sviluppati. E pensare che una volta mi piacevano quelle gambe sottili e informi di certe modelle.
La finestra lascia entrare qualche spiffero, l’aria fredda tipica di questa citta’. Mentre cerco rifugio sotto le coperte, un brivido mi attraversa. Comincio a sentire la stanchezza, riesco a percepire i singoli muscoli del mio corpo che si abbandonano poco alla volta. Ora so che sara’ un’altra notte dolcissima, la fatica degli allenamenti quotidiani spesso ti fa questo regalo alla sera, la prima volta e’ giunto cosi’ inaspettato che mi sono sorpresa, mi sembrava di essere tornata bambina, quando il sonno era pesante, spensierato e senza fantasmi.
20 miglia, da casa al Golden Gate e ritorno, passando attraverso l’aria tiepida della Mission, i senzatetto del Civic Center e i joggers dell’Embarcadero, giu’ fino ai turisti divertiti di Fisherman’s Warf e la nebbia fredda della Marina. Ripassando mentalmente il percorso, sento che ce la posso fare, domani sera saro’ una persona diversa, piu’ forte e piu’ orgogliosa, e da domani la strada sara’ in discesa. Sentendomi finalmente rilassata, sorrido e mi addormento.
Mercoledi’ 13 ottobre 2004
Monday, October 15, 2007
Wednesday, May 30, 2007
I bigne' di Tonolo, il gelato al Doge, la manina a colazione
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...ovvero tutto cio' che procurava GI, Goduria Intensa.
Tonolo era un'istituzione per il popolo studentesco di Venezia, il premio e insieme il pegno da pagare agli amici per aver superato l'esame, una difficile scelta tra top 3 (crema pasticcera, crema caffe' o crema cioccolato?), la tappa obbligatoria nei pomeriggi di nebbia all'uscita da Ca' Foscari. Tonolo univa in un coro unanime futuri architetti, latinisti, dirigenti d'azienda, topi di biblioteca, archeologi, commercialisti, biologi marini, insegnanti di lettere, matematici e aspiranti giornalisti. Ogni discussione cessava di fronte a ai suoi bigne e alle sue frittelle veneziane.
Il gelato no, altra storia. Qui il popolo si divideva e con l'arrivo della primavera si andava a caccia di Godurie Intense per strade diverse. C'era chi sceglieva Tarcisio, proprio di fronte alla Basilica dei Frari, e chi sceglieva il Doge, in Campo Santa Margherita. O l'uno o l'altro, niente compromessi. Io andavo in Campo e solo qualche anno piu' tardi, quando ormai della vita da studente era rimato solamente un bellissimo ricordo, ho voluto dare a Tarcisio una seconda chance. Oggi non saprei, purtroppo non metto piede sul suolo veneziano da molto tempo. Forse pero' farei nocciola da Tarci e panna cotta al Doge. E poi, immancabile, un cappuccio o uno spritz (dipende dall'ora) seduta all'aperto in uno dei tavolini del Duchamp, a leggere il giornale del sabato e a fare un po' di sano people watching.
La scoperta della manina la devo alla mia amica Michela, compagna di corso, compagna di stanza e compagna di esperimenti culinari. Quando fuori le sirene urlavano l'arrivo dell'acqua alta e in casa gli spifferi di vento attraverso le finestre rendevano inutile e ridicola la vecchia stufa a gas, quando l'esame era vicino e ormai non si poteva fare altro che sperare nell'affidabilita' della regola basket (vedi nota in calce), era la manina a riaccendere le speranze, lei cosi' calda, burrosa e gonfia di crema. E a riappacificarti col mondo c'era il fatto che proprio li', nel panificio sotto casa, vendevano la manina piu' buona di tutta la laguna. Solo una rampa di scale, non serviva nemmeno indossare le scarpe. "Oggi vai tu"? ci si domandava appena svegli. Il tempo di fare un caffe'.
Regola Basket: se il numero di pagine che restano da studiare per l'esame e' uguale o inferiore al numero di giorni che mancano all'esame stesso moltiplicato per 10, sei OK; altrimenti, sei fottuto!
Tonolo era un'istituzione per il popolo studentesco di Venezia, il premio e insieme il pegno da pagare agli amici per aver superato l'esame, una difficile scelta tra top 3 (crema pasticcera, crema caffe' o crema cioccolato?), la tappa obbligatoria nei pomeriggi di nebbia all'uscita da Ca' Foscari. Tonolo univa in un coro unanime futuri architetti, latinisti, dirigenti d'azienda, topi di biblioteca, archeologi, commercialisti, biologi marini, insegnanti di lettere, matematici e aspiranti giornalisti. Ogni discussione cessava di fronte a ai suoi bigne e alle sue frittelle veneziane.
Il gelato no, altra storia. Qui il popolo si divideva e con l'arrivo della primavera si andava a caccia di Godurie Intense per strade diverse. C'era chi sceglieva Tarcisio, proprio di fronte alla Basilica dei Frari, e chi sceglieva il Doge, in Campo Santa Margherita. O l'uno o l'altro, niente compromessi. Io andavo in Campo e solo qualche anno piu' tardi, quando ormai della vita da studente era rimato solamente un bellissimo ricordo, ho voluto dare a Tarcisio una seconda chance. Oggi non saprei, purtroppo non metto piede sul suolo veneziano da molto tempo. Forse pero' farei nocciola da Tarci e panna cotta al Doge. E poi, immancabile, un cappuccio o uno spritz (dipende dall'ora) seduta all'aperto in uno dei tavolini del Duchamp, a leggere il giornale del sabato e a fare un po' di sano people watching.
La scoperta della manina la devo alla mia amica Michela, compagna di corso, compagna di stanza e compagna di esperimenti culinari. Quando fuori le sirene urlavano l'arrivo dell'acqua alta e in casa gli spifferi di vento attraverso le finestre rendevano inutile e ridicola la vecchia stufa a gas, quando l'esame era vicino e ormai non si poteva fare altro che sperare nell'affidabilita' della regola basket (vedi nota in calce), era la manina a riaccendere le speranze, lei cosi' calda, burrosa e gonfia di crema. E a riappacificarti col mondo c'era il fatto che proprio li', nel panificio sotto casa, vendevano la manina piu' buona di tutta la laguna. Solo una rampa di scale, non serviva nemmeno indossare le scarpe. "Oggi vai tu"? ci si domandava appena svegli. Il tempo di fare un caffe'.
Regola Basket: se il numero di pagine che restano da studiare per l'esame e' uguale o inferiore al numero di giorni che mancano all'esame stesso moltiplicato per 10, sei OK; altrimenti, sei fottuto!
Friday, May 04, 2007
Questioni di cuore
E' difficile esprimere a parole le emozioni di ieri sera. La Ciccia e' un locale fuori mano, un ristorante di quartiere dal menu tradizionale sardo, che ha aperto da poco all'angolo della 30ma e Church, andando a sostituire una vecchia bettola maleodorante e trasandata.
Ci ero stata gia' una volta e mi era rimasta impressa la loro Seafood Salad, un'insalata di mare tiepida che mi ha dato finalmente un'idea di Mediterraneo in quest angolo battuto dal vento.
Ieri ho deciso di tornarci perche' ero in compagnia di una persona speciale. Non lo vedevo da un anno esatto, anche allora era venuto in vacanza in California e ci eravamo incontrati di pomeriggio. Anche allora avevamo provato entrambi le stesse emozioni, ma non ce lo eravamo detti.
La storia e' finita da piu' di 8 anni, le nostre strade si sono divise e difficilmente andranno a incrociarsi di nuovo. Fatta eccezione per questi brevi momenti, poche ore in cui sembra che il tempo non sia mai passato, se non per qualche linea sul viso e i primi capelli bianchi.
Quando ci siamo conosciuti avevamo vent'anni, andavamo al cinema per 5,000 lire e la colazione al bar ci sembrava un lusso. Ci siamo dati tutto e abbiamo preso avidamente, ci siamo rubati una felicita' che forse non doveva appartenerci. Cosi' almeno ha voluto il destino e se non altro questa e' la spiegazione che ci siamo dati.
Accettando il consiglio del cameriere, ieri mi sono fatta incuriosire da un piatto di tagliolini al nero conditi semplicemente con olio extravergine e cuore di tonno grattuggiato. Io nemmeno sapevo che esistesse, il cuore di tonno da grattare sopra la pasta. E a differenza di quello che accadeva allora, quando era la sottoscritta a sbagliare l'ordinazione e a guardare con invidia quello che aveva lui nel piatto, stavolta il gioco si e' invertito grazie alla mia esperienza con l'offerta culinaria di questa citta'.
Ci siamo salutati con un abbraccio, intenso ma un po' amaro, mentre la nebbia arrivava puntuale come il suo taxi e il cameriere sgomberava l'ultimo tavolo rimasto da pulire.
Oggi sono passata davanti a La Ciccia e la proprietaria mi ha sorriso con uno sguardo materno. Ho dato un'occhiata al menu, i tagliolini al cuore di tonno non figuravano piu' tra gli speciali del giorno.
Ci ero stata gia' una volta e mi era rimasta impressa la loro Seafood Salad, un'insalata di mare tiepida che mi ha dato finalmente un'idea di Mediterraneo in quest angolo battuto dal vento.
Ieri ho deciso di tornarci perche' ero in compagnia di una persona speciale. Non lo vedevo da un anno esatto, anche allora era venuto in vacanza in California e ci eravamo incontrati di pomeriggio. Anche allora avevamo provato entrambi le stesse emozioni, ma non ce lo eravamo detti.
La storia e' finita da piu' di 8 anni, le nostre strade si sono divise e difficilmente andranno a incrociarsi di nuovo. Fatta eccezione per questi brevi momenti, poche ore in cui sembra che il tempo non sia mai passato, se non per qualche linea sul viso e i primi capelli bianchi.
Quando ci siamo conosciuti avevamo vent'anni, andavamo al cinema per 5,000 lire e la colazione al bar ci sembrava un lusso. Ci siamo dati tutto e abbiamo preso avidamente, ci siamo rubati una felicita' che forse non doveva appartenerci. Cosi' almeno ha voluto il destino e se non altro questa e' la spiegazione che ci siamo dati.
Accettando il consiglio del cameriere, ieri mi sono fatta incuriosire da un piatto di tagliolini al nero conditi semplicemente con olio extravergine e cuore di tonno grattuggiato. Io nemmeno sapevo che esistesse, il cuore di tonno da grattare sopra la pasta. E a differenza di quello che accadeva allora, quando era la sottoscritta a sbagliare l'ordinazione e a guardare con invidia quello che aveva lui nel piatto, stavolta il gioco si e' invertito grazie alla mia esperienza con l'offerta culinaria di questa citta'.
Ci siamo salutati con un abbraccio, intenso ma un po' amaro, mentre la nebbia arrivava puntuale come il suo taxi e il cameriere sgomberava l'ultimo tavolo rimasto da pulire.
Oggi sono passata davanti a La Ciccia e la proprietaria mi ha sorriso con uno sguardo materno. Ho dato un'occhiata al menu, i tagliolini al cuore di tonno non figuravano piu' tra gli speciali del giorno.
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